CAMPAGNA TOSCANA

campagna toscana

L’immagine della campagna Toscana nel mondo è affidata all’archetipo del suo paesaggio. In questo caso le immagini letterarie, dal “Gran Tour” fino ai turisti contemporanei che hanno deciso di comprarvi casa o passarci le vacanze, si è sovrapposta ai paesaggi reali.

A questo proposito si può davvero sostenere che la campagna toscana rappresenti il paesaggio armonico ideale. Esso ha radici nella rinascita comunale del medioevo che porta all’affermazione soprattutto di Pisa, Firenze e Siena. Poi il Rinascimento ne ha sublimato i tratti cristallizzandoli nel bello assoluto.

Tuttavia l’umanizzazione equilibrata del paesaggio trae origine dalla mezzadria tipica proprio della campagna toscana. La mezzadria rendeva necessaria la costruzione di case coloniche sparse nella campagna toscana. Ciascuna colonica era generalmente destinata a 1 o 2 nuclei familiari. Ogni casa colonica aveva in cura un numero limitato di ettari di terreno. Quindi la distanza tra una casa e l’altra non era mai eccessiva. Al contempo non si rischiava mai di avere un sovraffollamento di case ma tutto era ben armonizzato nella campagna toscana disponibile.

Ciò ha reso possibile negli anni il recupero di quasi tutte le case coloniche per prime o seconde abitazioni. Non pochi sono i turisti stranieri (in particolare inglesi e tedeschi) che vivono stabilmente nella campagna toscana. Sempre da un punto di vista turistico in Toscana si è avuto un vero boom di agriturismi.

L’agriturismo è una forma di turismo collegata alla permanenza in aziende agricole. Si tratta di un turismo in strutture più piccole di veri e propri alberghi. Tuttavia i servizi offerti sono analoghi e le località rurali particolarmente amene. La campagna toscana nelle zone del Chianti e intorno Siena oramai non ha più disponibilità di coloniche da restaurare.

La Cascina nell’Italia Settentrionale

Il sistema della cascina nel Nord Italia e del latifondo al sud Italia hanno prodotto effetti paesaggistici diversi. La cascina nella pianura padana e lombarda in particolare era una enorme fattoria. Essa aveva in cura fino a 50 e in certi casi 100 ettari di campi da coltivare. Nella cascina si trovavano forni, pozzi, stalle, granai, fienili, magazzini, caseifici, mulini e dimore di contadini condensate in una sola struttura.

Le cascine si trovano sparse in mezzo alla campagna, lontane diversi chilometri dai paesi e tra di loro. La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro è situata la corte attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli. La corte fa la funzione dell’aia. Nelle cascine più grandi si possono incontrare anche due o tre corti (cortili); In certe circostanze le cascine più grandi hanno anche il mulino, l’osteria, una piccola chiesa. In casi più rari le cascine più grandi avevano persino una scuola.

La Masseria nell’Italia Meridionale

Il sistema del latifondo nel sud Italia vedeva una struttura piramidale corta di tipo feudaleIn cima si trovava proprietario di solito proveniente dall’aristocrazia. Altri tipi di proprietari terrieri potevano essere avvocati, notai, banchieri ed ecclesiastici.

Subito dopo a notevole distanza il massaro e infine i braccianti presi a giornata, i più poveri. Quindi nelle campagne all’intorno dei vari paesini, si trovavano solo poche masserie. Questo è anche il fascino attuale di molte zone dell’Italia meridionale. Le masserie erano affidate dai proprietari ai massari i capi dei salariati.

Nelle masserie vi lavoravano prevalentemente braccianti, reclutati all’alba sulle piazze dei paesi dai massari.  A sera i massari distribuivano paghe da fame.

La masseria è il frutto e l’esempio della colonizzazione baronale di vaste aree interne del Sud. Tali aree risultavano abbandonate ed incolte, negli anni tra il Cinquecento e il Settecento. Al tempo c’era un forte bisogno di cereali. Così il Regno delle Due Sicilie, dominio spagnolo, concesse ai nobili e ai notabili di ripopolare il territorio.

Di questa fondamentale struttura del mondo rurale il massaro rappresenta l’elemento essenziale. Si tratta della figura attorno alla quale si polarizza tutta la vita organizzativa e produttiva dell’azienda agricola. Poteva essere un semplice affittuario e, in questo caso, pagava un canone d’affitto al proprietario. Più spesso era il responsabile unico della conduzione della masseria per conto del nobile o dell’ecclesiastico di turno.

Nell’ultimo secolo abbiamo avuto due tipi di “massaro”: i “massari di campo” e i “massari di pecore”.
I primi svolgevano un ruolo di cerniera tra i grossi proprietari terrieri, che li investivano di importanti responsabilità nella conduzione delle proprie aziende agrarie, e i contadini. I secondi si dedicavano, invece, all’allevamento e alle attività connesse, quali la produzione di lana, di cuoio, di formaggi. Nel tempo poi si è affermata anche la figura del massaro piccolo proprietario e del massaro maestro di mestiere.

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